>>  DOWNLOAD PORTFOLIO

Ripensare il reale. Tra l’opera d’arte e il suo fruitore

Dove finisce l’opera d’arte e dove inizia il suo fruitore? Il lavoro di Virginia Zanetti tenta d’individuare e abbattere questo confine, servendosi di dispositivi quanto mai semplici e acquisiti. Lo scarto concettuale è così ottenuto al livello più basilare e archetipico della conoscenza, nelle dinamiche relazionali o dentro i codici condivisi da una comunità. Questo rende le sue opere parte integrante dell’ambiente in cui nascono: collettori di dinamiche umane, piuttosto che semplici oggetti di contemplazione. Con il progetto Gli occhi del mondo (un intervento installativo improntato all’immagine del cerchio, già al centro di lavori come La scelta del tempo o Infinito), l’opera d’arte si apre alla storia di un territorio (il borgo lucano di Latronico): i dodici specchi circolari incastonati in strade, piazze o tra la vegetazione incolta, divengono i cardini di una “cartografia energetica” della zona, alimentata dai sogni e ricordi di chi la abita. Questa visione del mondo implica una fede profonda nelle possibilità dell’essere umano, che, lungi da qualsiasi teologia, fa proprie le potenzialità critiche della sensibilità religiosa, come stimolo per un continuo ripensamento del reale. È così che nelle esperienze performative i partecipanti sono invitati a compiere esercizi “impossibili” (come ascoltare un oggetto inanimato) per confrontarsi con i propri limiti, e trovare in essi uno slancio verso l’alterità. Il ciclo Walking on the water. Miracle & Utopia culmina in una performance collettiva sulla sponda dell’Adriatico, ma è anche nutrito da un dialogo in fieri, un archivio polifonico di “miracoli” e “utopie”, testimonianze vive e contrastanti raccolte in open call. Queste modalità di produzione si ritrovano nel più ampio tra i progetti dell’artista, Curare il curatore, sviluppatosi in quattro step negli ultimi tre anni. Il punto di partenza sono gli acquerelli realizzati per il libro Breve storia della curatela di Hans Ulrich Obrist. Questi ultimi divengono spunto per interventi performativi e installativi, al cui centro è sempre l’interpretazione artistica della figura del curatore. Un rovesciamento di ruoli che culmina nella stesura di un “testo condiviso” (tramite tecnologia cloud) e in una serie di tavole rotonde con artisti, critici e curatori. La ricerca di Virginia Zanetti mira insomma a restituire al fare artistico il suo valore di indagine e comunicazione, fuori dalle logiche del mercato, ma dentro alle dinamiche che lo determinano.

-

Rethinking the real. Between the artwork and its user

Where does the artwork end and where begins its spectator? The work of Virginia Zanetti tries to identify and break down this boundary, using simple and mostly acquired devices. The conceptual shift is obtained at the most basic and archetypal level of knowledge, in the relational dynamics or within the shared codes of a community. This makes her works an integral part of the environment in which they are conceived: collectors of human dynamics, rather than mere objects of contemplation. With the project The eyes of the world  (an installative intervention focused on the image of the circle, also at the heart of works like The choice of the time or Infinite), the work of art opens itself to the history of a territory (the Lucan village of Latronico): the twelve circular mirrors set in streets, squares or between the fallow vegetation, become the basis for an “energetical cartography” of the area, fueled by the dreams and memories of those who live there. This worldview implies a deep faith in the possibilities of the human being, which, far from any theology, adopt the critical potential of religious sensitivity, as a stimulus for a continuous rethinking of reality. That’s why, in the performative experiences, the participants are invited to make “impossible” exercises (like listening to an inanimate object): they confront with their limitations, and find in them an impetus towards otherness. The cycle Walking on the water. Miracle & Utopia culminates in a collective performance on the shore of the Adriatic Sea, but is also fed by a dialogue in the making, an archive of polyphonic “miracles” and “utopias”, living and contrasting testimonies collected in open call. These modes of production can be found in the widest project of the artist, Curating the curator, developed in four steps over the past three years. The starting point are the watercolors for the book A brief histoy of curating by Hans Ulrich Obrist. These become the starting point for performative and installative interventions, at the center of which is always the artistic interpretation of the figure of the curator. A reversal of roles, culminating in the drafting of a “shared text” (via cloud technology) and in a series of roundtables with artists, critics and curators. The research of Virginia Zanetti aims, in short, to give back to the artistic work his value of investigation and communication, outside the logic of the market, but inside the dynamics by which it is determined.

Da Virginia Zanetti. Ripensare il reale. Tra l’opera d’arte e il suo fruitore. Di Simone Rebora, Espoarte 82, Anno XIV, I Trimestre N.4.

Gli occhi del mondo, permanent work, 12 glass in the floor diameter 12/24/48 cm Latronico, 2013