Tarika/Mind the gap between

Tarika/ Mind the gap between, curated by Luca Gambacorti e F.Bettazzi, living open work, site specific project, Galleria Lato, Prato, 2011 

ph di N. Burgassi e S.Berettini

 

english text is below

 

Virginia crea per Lato un ambiente site specific, sceglie e chiude la scrivania usata per le riunioni, trasformandola in una grande lampada, dove Tarika legge i tarocchi. L’artista inizia la performance facendosi leggere i tarocchi e poi accompagna una persona alla volta dentro ‘opera. Mind the gap between è un lavoro per il visitatore, che diventa protagonista, è un passaggio, dal fuori al dentro. Lo spettatore entra per un bisogno di conoscenza primario ma la risposta è già dentro noi stessi, il simbolo non è che un espediente per mostrare il nostro grado di coscienza. Dentro, una scoperta fatta di ascolto e risposta. Il processo spinge ad una riflessione sui meccanismi della fruizione dell’arte. Anche l’opera non è che un espediente per attivare qualcosa di latente e fare luce tra le pieghe del nostro io. Virginia sfrutta l’oscuro, l’ignoto, che diventa tramite verso la scoperta di una luce sia fisica quanto interiore, è la domanda che diventa risorsa per il processo creativo dell’artista.

 

Virginia is creating a site specific  for Lato: she closes the desk used for meetings turning it into a big lamp, where Tarika reads the Tarot. The artist begins the performance by having the Tarot read and there she takes a person at a time inside the opera. Tarika /Mind the gap between is a work for the visitor, who becomes protagonist, it’s  a passage from the outside to the inside. The spectator gets in deep down according to a primary need of knowledge but the answer is already inside ourselves, the symbol is just a device to show our grade of conscience. Inside a discovery made of listening and an answering. The process leads to a reflection on the mechanisms of the fruition of art. The work is just a prompt to activate something latent and light up among the folds of our ego.  Virginia spoils the obscure, the unknown which helps find out a light both physical and interior. It’s the question that becomes resource for creative process of the artist.

Fabrizia Bettazzi