Intervista a Virginia Zanetti, Portale Giovani, Prato, 2013

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Intervista a Virginia Zanetti - Artisti emergenti

di Eugenia La Vita

 
Foto della performance collettiva. Cinque persone che camminano su di uno scoglio a filo d'acqua
Walking on the water. Miracle and Utopia, performance collettiva (Parco del Conero, 2013). Foto di: Pamela Bralia
 
 

Virginia Zanetti, con l'opera Walking on the waterè l'artista che ha rappresentato Prato alla XVI Biennale dei Giovani Artisti dell'Europa e del Mediterraneo svoltasi ad Ancona l'estate scorsa dal titolo 'Errors Allowed - Gli errori sono ammessi': un tema che cerca di riflettere sul rapporto tra l'arte e la società, oggi densa di repentini cambiamenti socio-culturali, politici ed economici. Alla manifestazione, considerata la più importante vetrina mediterranea della creatività giovanile, partecipano artisti in età compresa tra i 18 e i 30 anni provenienti da oltre trenta paesi. L'opera della Zanetti è stata selezionata con un bando di concorso promosso dall'Assessorato alla Cultura del Comune di PratoVirginia è un vulcano, è questa la definizione che uso per descriverla, è pura energia, inarrestabile. Giovane, ha già un lungo e interessante percorso alle spalle. Vediamo di conoscerla un po' meglio.

 

Virginia, com'è stata questa esperienza alla Biennale: che impressioni ti ha lasciato e quali atmosfere hai respirato? Com'è nata l'opera 'Walking on water. Miracle and Utopia'?
L'esperienza della Biennale del Mediterraneo è stata molto bella per approfondire relazioni in una dimensione di ricerca, con un sapore più autentico ed informale rispetto ad altri eventi similari. La sedicesima edizione era dedicata all'errore come parte integrante del processo di formazione e di apprendimento dell'individuo: in perfetta corrispondenza con la mia voglia di sperimentare tale elemento e di 'vedere' le possibilità che ne scaturiscono. La decisione di partecipare è derivata dalla conoscenza di un particolare scoglio vicino al Parco del Conero, chiamato Il Trave: una formazione geologica che si prolunga per circa un chilometro verso il mare, per una buona parte a filo d'acqua. Leggenda vuole che un tempo si estendesse sino all'altra sponda dell'Adriatico fino ai paesi balcanici, quale simbolo di fratellanza, ma che poi la furia del mare lo avesse distrutto lasciandogli l'aspetto di un ponte crollato. Ho scelto di realizzare una perfomance collettiva, restando aperta ad ogni esito, quindi anche all'errore: l'azione era di raggiungere Il Trave da un percorso non più praticabile e nel procedere a piedi sugli scogli sommersi, ognuno al limite delle proprie forze, fino a dare l'impressione di camminare sull'acqua. Oltre alla performance il progetto ha previsto la definizione di un testo 'polifonico' formato da circa sessanta contributi riguardanti il miracolo e l'utopia scritti da altri artisti, curatori, critici, intellettuali, amici. Dopo la manifestazione io e Matteo Innocenti, che si è occupato della documentazione video, siamo stati invitati come unici italiani alla residenza 'Vizura Aperta' presso Momjan in Croazia, dove ho realizzato una nuova performance, e nella vicina Buje con una mostra personale installando il testo polifonico ed il video di  'Walking on the water'. Idealmente lo scoglio del Trave, mitico ponte verso i Balcani, è tornato a congiungere culture diverse.

Com'è cominciata la tua carriera artistica?
L'arte è sempre stata nella mia vita, prima di tutto come necessità. Mi è difficile parlare di un inizio perché vedo il tempo in modo circolare e non riesco a pensare in termini di separazione. Fondamentale è stato il periodo in cui, attraverso il buddismo, sono riuscita ad armonizzare varie esperienze e molteplici linguaggi. In quella fase sono diventata consapevole di me e dell'importanza dell'arte come mezzo di comprensione del rapporto dialettico con l'altro.

 
Foto di tre ritratti di uomini durante una mostra. I disegni sono in bianco e nero e sono affissi sulla parete bianca quasi al livello del pavimento che è di color mattone
Curare il Curatore IV, acquerello su carta, Riss(e) - (Varese, 2013). Foto di: Matteo Innocenti
 
 

Le tue opere sono di vario tipo (pittura, performance, installazioni, etc): c'è qualche mezzo espressivo che prediligi? E come nasce il processo creativo?
Gli ultimi lavori contengono tutte le tracce del mio percorso, viceversa i primi ne erano i semi. Vivo una continua evoluzione, ciò che è adatto qui e ora, in un altro luogo e in un altro momento può non esserlo più. Riuscire a capire quale forma artistica è migliore per sé e per il contesto in cui si lavora fa parte dell'acquisizione di consapevolezza di un'artista; per me avviene quando sono aperta e in ascolto, a ritmo col fuori da me.

Cosa ricerchi o cosa senti quando crei? Sono i temi che suggeriscono i mezzi da usare, o viceversa? 
Quando creo non so bene cosa ricerco. Quello che mi interessa è il tentativo della 'comprensione' - intesa nel suo senso più ampio e profondo - della realtà. Il mio lavoro indaga le dinamiche relazionali e i rapporti che vi sono legati come identità/alterità e confronto/riconoscimento, attraverso azioni che spesso operano un ribaltamento della visuale abituale. Ogni progetto che realizzo, attraverso pratiche visive e performative, parte dal contesto e dalle sue specificità, risorse o limiti che siano, per aprire nuove visioni. Partendo da alcuni spunti, rielaboro stati emotivi e di coscienza personali che diventano poi collettivi, perché presenti in latenza nello stesso spettatore. Utilizzo i codici linguistici appartenenti alle comunità con cui mi trovo a lavorare e attraverso processi estetici e formali, ne ricerco una trasformazione che li renda espediente di riflessione e di poesia.  

 
 
Foto della mostra con un visitatore che si inginocchia per poter osservare i ritratti. I disegni sono in bianco e nero e sono affissi sulla parete bianca quasi al livello del pavimento che è di color mattone.
Curare il Curatore IV, acquerello su carta, Riss(e) - (Varese, 2013)
 
 

Ti muovi tra l'Italia e la Svizzera: come sei approdata lì e che esperienze ti ha lasciato? Differenze e punti di contatto tra queste due realtà? 
In verità è stata la Svizzera ad approdare a me, attraverso persone speciali che si sono interessate al mio lavoro e mi hanno coinvolto in progetti e mostre. Christian Herren, giovane curatore/gallerista mi contattò mentre stavo lavorando per l'installazione alle scuderie medicee di Poggio a Caiano. Nella sua Galerie Eletto di Berna, ho fatto la mia personale Curare il Curatore in collaborazione con Hans Ulrich Obrist, e da lì in poi ho continuato a esporre, come la collettiva alla BAC Bromer Art Collection Museum, a Lugano per 'Ars Polis 2'. Questo novembre col progetto 'Dialogos', a cura di Alessandro Castiglioni ed Ermanno Cristini, sarò al CATC di Mario Casanova a Bellinzona, nella Svizzera italiana. In Svizzera, rispetto all'Italia, c'è una considerazione diversa dell'artista come professionista, esiste un sostegno economico reale e una grande attenzione alla cultura: le mostre son frequentate da giovanissimi collezionisti che acquistano opere per un reale interesse e non solo nell'ottica dell'investimento. In Italia l'età media del collezionista è più alta e spesso l'acquisto è calcolato. Viceversa ciò che forse manca agli svizzeri è l'arte dell'arrangiarsi e la creatività; il sostegno alla cultura ha generato anche effetti inversi come una certa pigrizia. Ma a fare la differenza sono le persone che portano avanti con passione il proprio lavoro, al di là di ogni generalizzazione e nazione.

Cosa ne pensi della situazione che si respira a Prato?
Se a Firenze c'è una situazione più sofferta per via dell'attenzione dedicata al periodo rinascimentale, a Prato c'è un interesse verso l'arte contemporanea, è una città aperta: ha sempre accolto flussi di lavoratori provenienti da altri luoghi, da anni c'è una forte presenza della comunità cinese, la più grande in Italia, che a mio avviso andrebbe coinvolta nella costruzione del futuro sia sul piano economico che culturale. Interessante è stata anche la de-industrializzazione del territorio e così l'abbassamento dei prezzi di numerosi capannoni, che ha dato a molti artisti la possibilità di trasformarli in luoghi di cultura, spesso indipendenti. Negli anni c'è stato un grande susseguirsi di esperienze, con l'entusiasmo di professionisti e imprenditori verso progetti di ricerca che coinvolgono l'arte contemporanea: come nel mio caso con la collaborazione con lo studio di architettura LATO di Luca Gambacorti iniziata nel 2011, o quella con Alessandro Giraldi, imprenditore dell'azienda tessile GF. Infine il Pecci, il primo museo di arte contemporanea in Italia, che dovrebbe essere una guida e in questo momento si trova in fase di stallo. Spero che, come altri in Italia regolamentati dagli interessi più che dalle competenze, non diventi manifestazione diretta del declino politico del nostro paese. Ma aggiungo, la politica deriva direttamente dalla società, ciò significa che insieme alle istituzioni i responsabili sono le persone: con il nostro atteggiamento e le nostre azioni possiamo cambiare lo stato delle cose. Spero che questa fase di trasformazione porti il Museo ad esprimere una linea culturale definita che vada a cerare relazioni con gli artisti del territorio, soprattutto con quelli giovani.

Un giudizio sull'arte contemporanea oggi. E cos'è l'Arte (per te)?
L'arte contemporanea è semplicemente ciò che avviene in questo periodo storico, è strettamente connessa allo 'Spirito del Tempo': sarà proprio lo scorrere del tempo a decidere cosa resterà e cosa no. L'arte in assoluto è un buon mezzo, forse il migliore, per tentare di esprimere l'inesprimibile. L'essere umano, attraverso questo tentativo fallimentare, sperimenta innumerevoli linguaggi (tecnologici, politici, sociologici, relazionali etc) e nel farlo dona nuove visioni, emozioni ed istanze. Quindi l'arte, nonostante il pensiero corrente, serve profondamente all'umanità, soprattutto quando 'fuoriesce' dagli scopi utilitaristici ed apre prospettive spirituali di assoluto. Purtroppo accade che l'arte contemporanea sia iperproduttiva, spesso conformista e convenzionale. C'è una grande ricerca di consenso e questo va a discapito dell'originalità. Ma forse è sempre stato così, anche se in forme differenti. 

 
Foto di nove tavolette in creta di dimensioni e forme irregolari e diverse tra di loro
Studio primo per l'estasi nel paesaggio. Dispositivo a terra, installazione di creta (Madeinfilandia, 2013)
 
 

Che rapporto instauri con le tue opere?
Le opere sono un'estensione di me, quindi con esse ho le stesse difficoltà che ho con me stessa: gestire il mio ego, la dimensione del possesso di sé e dell'altro. Il mio sforzo è quello di comprendere ogni giorno che niente ci appartiene completamente, né il nostro corpo né l'aria che respiriamo, che tutto ci è dato in prestito. Ugualmente le opere dovrebbero essere semplice strumento per sé e per l'altro; talvolta invece il potere che esercitano su di me è tale da diventare quasi più importanti della vita stessa. Sono sempre alla ricerca di un equilibrio. Credo che nel sistema arte, come in molti altri, si debba cercare di crescere insieme, piuttosto che prevaricare. Per questo il mio percorso non è ortodosso, cerco di creare relazioni con persone di valore, con le quali si può evolvere insieme, non mi interessa fare una mostra solo per l'estensione del curriculum. È importante fare delle scelte che rispettino la propria natura e restare aperti a quelle sfide che servono a superare i propri limiti. Talvolta le caratteristiche predominanti delle mie opere vanno a completare qualche mancanza o ad estremizzare qualche caratteristica: ultimamente cerco leggerezza, profondità, condivisione, unità, mistero. 

Mostre in cantiere e/o progetti futuri?
Espongo adesso a novembre a Torino presso la Fondazione Fuori, quella al Cact di Bellinzona, e a Prato con due mostre dal titolo '8+1': la prima inaugurerà il 22 novembre e la seconda il 22 gennaio 2014, presso lo Spazio Lato e BBS ex Galleria Gentili. Insieme a Matteo Innocenti ed un gruppo di artisti di varia provenienza attivi a livello internazionale: Emanuele Becheri, David Casini, T-Yong Chung, Serena Fineschi, Giovanni Kronenberg, Marco Andrea Magni, Enrico Vezzi. Credo che sia importante in questa fase di crisi economica e culturale unire le forze dei numerosi spazi di ricerca no profit, gallerie, studi di artista ed altre dimensioni ibride, cercando di non dipendere necessariamente dalle istituzioni. '8 +1' potrà essere un punto d'inizio per un'attività più estesa. Sempre con Matteo Innocenti stiamo lavorando alla post-produzione del materiale video realizzato durante la performance 'Walking on the water. Miracle & Utopia'. A dicembre presenteremo una preview presso il Museo Maga di Gallarate che è coinvolto insieme alla Fabbrica del Vapore di Milano nel progetto 'Alternative Nomadi', a cura di Alessandro Castiglioni.

 

Per maggiori informazioni: www.virginia-zanetti.com