Studio primo per l’estasi nel paesaggio/ Dispositivo a terra

Virginia Zanetti, Studio primo per l’estasi nel paesaggio/ Dispositivo a terra, azione senza spettatori, Made in Filandia, Pieve a Presciano (AR), 2013

ph di Matteo Innocenti

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In quest’azione solitaria l’artista ha utilizzato il materiale scultoreo per “registrare” il suo tentativo di fusione con la terra. L’argilla viene tagliata in tavolette, come alcune popolazioni arcaiche usavano fare per racchiudervi la cosmologia. Le tavolette diventano mezzo di contatto tra il corpo dell’artista e la terra, tra soggetto e oggetto dell’esperienza. 

 

Celeste Ricci, Artnoise, 16 aprile 2014

http://www.artnoise.it/temi-di-performance-art-non-dualita-conversazione-con-virginia-zanetti/

“Già sei penne aveva raccolto nell’erba, lisciandole con le dita, premendovi sopra con le labbra, per sentir la morbidezza rilucente della piuma, allorché vide scintillare nel bel mezzo della collina, uno stagno argenteo, misterioso al pari del lago in cui il sire Bedivere aveva gettato la spada di re Artù. Una penna ancora tremolò nell’aria, cadde nel mezzo di uno stagno. Allora, una strana estasi invase Orlando. L’assalì uno strano impulso di seguire gli uccelli sino all’estremo limitar del mondo, di gettarsi sull’erba molle come una spugna, e là bere l’oblio, mentre sul suo capo i corvi gracchiavano la loro rauca risata. Affrettò il passo; corse, si incespicò; le due radici d’erica le trattennero il piede, ed ella cadde, lunga, distesa a terra. S’era spezzata la caviglia. Non poté rialzarsi, ma provava un gran benessere, nel giacere così. Il profumo dell’erica e della mortella le invadeva le nari. La rauca risata delle cornacchie le accarezzava l’orecchio. “Ho trovato l’anima gemella.” Mormorò. “è la landa. Io sono sposa della Natura,” sussurrò, abbandonandosi rapita al gelido abbraccio dell’erba, tra le pieghe del suo mantello, nel fosso vicino allo stagno”. “Qui voglio giacere. (Una penna le sfiorò la fronte). Ho trovato una corona più verde del lauro, che manterrà sempre fresca la mia fronte. E queste penne di uccelli selvatici - gufi, civette - mi faranno sognar sogni selvatici. “Le mie mani non porteranno anello nuziale, “continuò sfilandosi dal dito l’anello. “Le radici le cingeranno. Ah!” sospirò, affondando voluttuosamente la testa nel guanciale spugnoso.” Per tanti secoli ho cercato la felicità senza trovarla; la gloria senza afferrarla; l’amore senza conoscerlo; la vita ….aimè, meglio la morte. Tanti uomini e tante donne ho conosciuto e non ho compreso nessuno. Meglio le mille volte giacere qui in pace, col cielo per tetto; così tanti anni or sono mi insegnava lo zingaro. Era in Turchia..”

 

Virginia Woolf, Orlando, 1928

 

Virginia Zanetti, First Study for the ecstasy in the landscape/ Ground device, solo performance, Madeinfilandia, Pieve a Presciano (AR),2013

 

 

Studio primo per l’estasi nel paesaggio/ Dispositivo a terra  is part of a series of works that attempt to delve into the concept of non-duality: the fusion of the Self with the Other. In Studio primo per l’estasi I experienced the attempt to merge my own body with the earth.

 

http://www.artnoise.it/themes-of-performance-art-non-duality-in-conversation-with-virginia-zanetti/

 

 

Six feathers had she picked from the grass and drawn between her fingers and pressed to her lips to feel their smooth, glinting plumage, when she saw, gleaming on the hill-side, a silver pool, mysterious as the lake into which Sir Bedivere flung the sword of Arthur. A single feather quivered in the air and fell into the middle of it. Then, some strange ecstasy came over her. Some wild notion she had of following the birds to the rim of the world and flinging herself on the spongy turf and there drinking forgetfulness, while the rooks' hoarse laughter sounded over her. She quickened her pace; she ran; she tripped; the tough heather roots flung her to the ground. Her ankle was broken. She could not rise. But there she lay content. The scent of the bog myrtle and the meadow-sweet was in her nostrils. The rooks' hoarse laughter was in her ears. "I have found my mate," she murmured. "It is the moor. I am nature's bride," she whispered, giving herself in rapture to the cold embraces of the grass as she lay folded in her cloak in the hollow by the pool. "Here will I lie. (A feather fell upon her brow.) I have found a greener laurel than the bay. My forehead will be cool always. These are wild birds' feathers - the owl's, the nightjar's. I shall dream wild dreams. My hands shall wear no wedding ring," she continued, slipping it from her finger. "The roots shall twine about them. Ah!" she sighed, pressing her head luxuriously on its spongy pillow, "I have sought happiness through many ages and not found it; fame and missed it; love and not known it; life - and behold, death is better. I have known many men and many women," she continued; "none have I understood. It is better that I should lie at peace here with only the sky above me - as the gipsy told me years ago. That was in Turkey."

 

Virginia Woolf, Orlando, 1928