Studio primo per l’estasi nel paesaggio/ Dispositivo a terra

Studio primo per l’estasi nel paesaggio/ Dispositivo a terra

installazione di creta, dimensioni variabili, Madeinfilandia 2013

“Già sei penne aveva raccolto nell’erba, lisciandole con le dita, premendovi sopra con le labbra, per sentir la morbidezza rilucente della piuma, allorché vide scintillare nel bel mezzo della collina, uno stagno argenteo, misterioso al pari del lago in cui il sire Bedivere aveva gettato la spada di re Artù. Una penna ancora tremolò nell’aria, cadde nel mezzo di uno stagno. Allora, una strana estasi invase Orlando. L’assalì uno strano impulso di seguire gli uccelli sino all’estremo limitar del mondo, di gettarsi sull’erba molle come una spugna, e là bere l’oblio, mentre sul suo capo i corvi gracchiavano la loro rauca risata. Affrettò il passo; corse, si incespicò; le due radici d’erica le trattennero il piede, ed ella cadde, lunga, distesa a terra. S’era spezzata la caviglia. Non poté rialzarsi, ma provava un gran benessere, nel giacere così. Il profumo dell’erica e della mortella le invadeva le nari. La rauca risata delle cornacchie le accarezzava l’orecchio. “Ho trovato l’anima gemella.” Mormorò. “è la landa. Io sono sposa della Natura,” sussurrò, abbandonandosi rapita al gelido abbraccio dell’erba, tra le pieghe del suo mantello, nel fosso vicino allo stagno”. “Qui voglio giacere. (Una penna le sfiorò la fronte). Ho trovato una corona più verde del lauro, che manterrà sempre fresca la mia fronte. E queste penne di uccelli selvatici - gufi, civette - mi faranno sognar sogni selvatici. “Le mie mani non porteranno anello nuziale, “continuò sfilandosi dal dito l’anello. “Le radici le cingeranno. Ah!” sospirò, affondando voluttuosamente la testa nel guanciale spugnoso.” Per tanti secoli ho cercato la felicità senza trovarla; la gloria senza afferrarla; l’amore senza conoscerlo; la vita ….aimè, meglio la morte. Tanti uomini e tante donne ho conosciuto e non ho compreso nessuno. Meglio le mille volte giacere qui in pace, col cielo per tetto; così tanti anni or sono mi insegnava lo zingaro. Era in Turchia..”

Virginia Woolf, Orlando, 1928